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| Riflessioni sulla Eucaristia |
Centro
Giovanile Domenicano
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RIFLESSIONI SULL'EUCARISTIASono capitato “quasi” per caso in una chiesa dove si faceva un’ora di adorazione eucaristica. Tutti erano compresi della Eccezionale Presenza e la devozione si tagliava a fette, a fette belle grosse. Ho cercato anch’io di inserirmi in quella invitante scia. Quando già iniziavo a sentirmi “dentro”, il sacerdote che presiedeva l’assemblea ha cominciato a parlare. Le considerazioni venivano fluidamente una appresso all’altra e tutti seguivamo con attenzione le proposte di riflessione.
La mia mente vola lontana…
Una calda mattinata a Cafarnao. Tanta gente e il Maestro che parla di
mangiare e bere il suo corpo e sangue. Persone che si ribellano alla “durezza”
del linguaggio e Lui che imperturbabile continua dicendo che il suo corpo
è vero cibo e il suo sangue vera bevanda e che per avere la vita
eterna bisogna mangiare e bere il suo corpo e sangue: non c’è
alternativa. Mi rendo conto di essere distratto,
ma ormai non riesco più a seguire il padre …
Ormai la mia distrazione va a ruota libera. La provocazione di mangiare “la mia carne che è vero cibo” e “bere il mio sangue che è vera bevanda” forse oggi non è più una provocazione. Eppure rimane davanti a questo pane, il punto interrogativo! Come ho speso la mia vita? E se ho fatto scelte non consone alla mia fede, non mi accosterò a mangiare. Magari dirò che non mi sono confessato. Ma questo è porre la questione nel modo sbagliato e, posta così, non mi cambia la vita. Il modo giusto penso che sia non mi accosto perché ho peccato. Allora è il peccato, la testimonianza di vita sbagliata che dovrò correggere e non il fatto che Dio è misericordios0o e mi accoglie nel sacramento del perdono. La confessione non è in vista della comunione ma perché abbiamo bisogno di essere accolti, perdonati, siamo infatti capaci di peccare: siamo uomini, appunto, e il “pane degli angeli” come ci ricorda san Tommaso, è il nostro cibo, il pane degli uomini in cammino verso Dio, cioè degli uomini capaci si di peccare ma anche di chiedere perdono perché desiderosi di arrivare al banchetto del Regno. Penso alle catechesi di quand’ero bambino “non masticate l’ostia ma deglutitela”: e il mangiare? Penso al precetto “udire la messa la domenica” (un tempo nel catechismo era scritto così e così, giustamente(!), c’insegnavano. Oggi il Catechismo porta “partecipare”) udire, quindi neanche “ascoltare” la Messa, cioè la cena. E già quella del Signore è una cena da udire, non da mangiare.
Il padre predicatore tace, i fedeli,
in silenzio riflettono: ci devo essere solo io di distratto in quest’assemblea. Tutto è normale, tutto, oserei dire, è scontato e quelli di Cafarnao dovevano essere proprio degli stupidi a non aver capito il discorso di Gesù e ad averlo lasciato solo, lì, nella sinagoga, lui e i suoi discepoli. fra Alberto Fazzini, o.p. |
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