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| Il rischio di osare |
Riflessioni
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Camminare è un rischio Dopo aver letto il passo di Mc. 2 dove si parla di un gruppo di amici che vuole portare un amico comune, handicappato, da Gesù, mi sono messo in macchina per andare a predicare. Nella mia testa quell’episodio comincia a “frullare”. La strada è lunga ed il pensiero va a quel paese della Galilea, a quel giorno, a quella storia…
Il Maestro sta
in casa e c’è tantissima folla: non si può passare,
tantomeno con un handicappato sul suo “lettuccio”. Che fare?
Si può rispondere in tanti modi: “aspettiamo che la gente
se ne vada” “torniamo in un altro momento o un altro giorno”
“vediamo se ci sono altri passaggi per entrare: porte secondarie,
finestre…” Certo quella di passare dal tetto è un’ipotesi
quantomeno singolare. Va bene che le case erano basse ed i tetti di
frasche, ma sempre c’era di fare un foro e poi quel paralitico
con il suo lettuccio rendeva complicata questa soluzione…
E qui subentra la seconda qualità la fantasia. Fantasia di pensare in modo diverso, inconsueto “strano”: portare un paralitico, sul suo lettuccio, attraverso un tetto fin dentro la casa, davanti a Gesù. Un’impresa non certo da benpensanti, da persone equilibrate: “è stato paralitico per tanto tempo, se rimane così fino a domani non cambia nulla, intanto la gente se ne andrà ed il Maestro, preavvisato, lo incontrerà più agevolmente!” Puro buonsenso! Ma quell’amico è lì sul suo lettuccio e da noi, suoi amici si aspetta tanto: c’è l’urgenza dell’amicizia che cerca soluzioni… E
allora: la terza qualità della fede di questi amici: la audacia.
Saper pensare e agire in modo diverso, senza la protezione della “tradizione”:
“si sa, tutti sanno, che in una casa si entra e si è sempre
entrati dalla porta, a meno che non si entri per rubare…”
Passare dal tetto vuol dire rischiare. Rischiare l’insuccesso
e anche l’incolumità dell’amico paralitico che può
cadere a terra e rimanere ancora più handicappato con qualche
ossa rotta. Ma la fede è sempre un rischio, anche quella umana!
È quindi un’operazione rischiosa passare dal tetto. Sediamoci,
esaminiamo i pro e i contra, magari chiediamo a qualche esperto, facciamo
una commissione di studio… (scusatemi, forse pensieri e tempi
si accavallano: ogni tanto mi succede!). E quelli, invece, decidono,
lì, su due piedi, che si passa dal tetto. Pazzi!
Ripensandoci meglio, probabilmente
la fede di quegli amici ha anche un’altra qualità da “vedere”,
una qualità che la fa rassomigliare al Padre: l’amore.
E credo che questa qualità sia stata proprio la molla, il motore
che ha messo in movimento le altre. Quando si ama non si vedono gli
ostacoli (si dice che l’amore “è cieco e pazzo”),
non si ha una percezione della realtà così come viene
percepita e vista comunemente: tutto viene misurato in maniera diversa
(ama e fa ciò che vuoi). Proviamo a immaginarci una nostra Comunità
fatta da “pazzi” di amore di Dio e delle anime. Il fondatore
del mio Ordine, Domenico che cerca nuove strade (la predicazione itinerante)
per i suoi frati era un “pazzo” che passava dal tetto, senza
paure e tentennamenti perché “Mio Dio, che ne sarà
dei poveri peccatori!”, ripeteva a sé stesso. E così
scrive pagine nuove nella storia della chiesa e con lui le scrivono
anche gli altri suoi amici e vanno insieme, lasciato il lettuccio che
non serve più, che non è e non è mai stato una
sicurezza. Il mondo intero risuona dei loro passi. “Come sono
belli i piedi dei messaggeri di lieti annunzi…” Fra Alberto Fazzini, O.P. Cagliari, festa del Sacro Cuore.
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Incontri e Riflessioni |
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